Bruno Munari. Codice ovvio

A Mantova, al @festivaletteratura @festlet è andata in scena anche la mostra “Codice ovvio”, dedicata al genio di Bruno Munari.

Pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1971 con una prefazione di Paolo Fossati, “Codice ovvio” è il volume attraverso il quale Bruno Munari decide di mettere insieme i diversi tasselli della sua poliedrica produzione come artista, grafico, scrittore e progettista. Un’auto-antologia dinamica che restituisce un’immagine più chiara della sua complessa creatività. In occasione della prima pubblicazione del volume per Corraini Edizioni, questa esposizione raccoglie molti di questi tasselli (sculture da viaggio, macchine inutili, libri per bambini, ritratti di forchette, positivi negativi) rovesciando il tradizionale rapporto tra libro e mostra: non un catalogo, come ricorda Paolo Fossati, ma un libro che permette di reinventare una mostra.

“Codice ovvio” è un percorso complesso e insolito, che ne racchiude tanti e tratteggia quell’universo munariano fatto di parole, disegni, progetti e sperimentazione. Un’opera che inquadra i lineamenti di un artista che rifiuta le etichette, sensibile alle urgenze artistiche e culturali del suo tempo e profetico nell’interpretare tensioni e sentire futuri. L’edizione che Corraini pubblica è fedele a quella originale del 1971, pubblicata all’interno della collana Einaudi Letteratura, riprendendone anche la copertina. Questa edizione raccoglie il lavoro di Munari fino ai primi anni Settanta.

A fornirci la chiave di lettura indispensabile per avvicinarci a “Codice ovvio” è il testo critico – già presente nella storica prima edizione – di Paolo Fossati, studioso e critico d’arte, docente e dirigente einaudiano. Si tratta di un libro che, come sottolinea Fossati, non è un catalogo di quanto creato dall’artista, ma piuttosto una forte dichiarazione poetica dello stesso, una traccia di quanto fatto fino a quel momento, un appunto che sapesse raccontare senza spiegare cosa fosse per lui l’arte, e il suo modo di sperimentarla. “Non un libro su Munari, ma di Munari”.

L’esposizione parte da queste pagine e le segue nel loro cammino, tra “Macchine inutili” e “Sculture da viaggio”, “Negativi-positivi” e “Forchette parlanti”, “Xerografie originali” e alcune delle sue più celebri creazioni nell’ambito del design e dell’arredamento. Senza dimenticare i libri, il mezzo espressivo che, prima del dipinto e dell’oggetto, Munari preferì spesso come luogo per depositare e sedimentare il proprio pensiero. Una mostra dunque che vuole essere panoramica fedele al percorso tracciato da Munari nel suo Codice ovvio. Uno sguardo sulla sua vasta e multiforme produzione dagli anni Trenta fino ai primi anni Settanta, in attesa di un secondo appuntamento che raccoglierà i lavori realizzati dagli anni Settanta fino al 1998, gli anni durante i quali ebbe luogo la sua stretta collaborazione con Corraini.

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