Ebrei, una storia italiana

“E il Signore disse ad Abramo: ‘Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla tua famiglia, verso il paese che ti mostrerò. Farò di te un grande popolo, ti benedirò, farò grande il tuo nome e sarai di benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e maledirò coloro che ti malediranno: saranno benedette in te tutte le famiglie della terra’”. La storia degli ebrei in terra è quella di un popolo costretto ad andare, fuggire, disgregarsi, essere altrove rispetto alla propria casa. Così è nella Genesi e così è nella storia che conosciamo, antica, moderna e contemporanea. Con l’Olocausto che fa da spartiacque, terribile, osceno, violento fra un prima complesso, di viaggi e di diaspora e un dopo di memoria da ricostruire.

A Ferrara al MEIS, nel Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, istituito con legge del Parlamento e finanziato con 50 milioni di euro, si possono vedere le tracce di una storia comune anche all’Italia. E non stupisce che i reperti più belli della mostra, inaugurata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, provengano da quella Magna Grecia che è stata, ed è, culla di tutte le civiltà.

“Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, curata da Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, visitabile a Ferrara fino al 16 settembre 2018, è una grande narrazione, fatta per oggetti e testi, della presenza più che bimillenaria degli ebrei in Italia. Nella mostra, mai vista fino ad ora, i contesti temporali, spaziali, sociali e culturali della vicenda ebraica italiana rivivono in un allestimento inedito, scandito da oltre duecento oggetti preziosi, tra manoscritti, incunaboli e cinquecentine, documenti medievali, epigrafi di età romana e medievale, anelli, sigilli, monete, lucerne, amuleti. Molti di questi, la gran parte, arrivano da Roma e da Ostia, ma anche dalla Puglia, in particolare da Bari e dalla Sicilia. Nel percorso della mostra si ritrovano numerosi oggetti funerari e di uso comune assieme a pergamene e incunaboli provenienti in particolare dalla Magna Grecia, da quel sud Italia ricco di storia e di storie.

La mostra, che gode del sostegno, come main partner di Intesa Sanpaolo, vuole rappresentare al meglio una cultura di cui si è sempre parlato poco (e talvolta male) e che invece percorre la storia antica, moderna e contemporanea del nostro Paese.

“Un capolavoro di integrazione e identità”. Con queste parole, al termine della sua visita, il Capo dello Stato ha sintetizzato la vicenda degli ebrei italiani, dicendosi impressionato dalla realtà, ai più sconosciuta, che il percorso espositivo promosso dal MEIS propone ai visitatori.

Illustrando il percorso espositivo Jalla ha sottolineato la novità del punto di vista: “Abbiamo voluto ribaltare una regola dei musei tradizionali, quella di presentare degli oggetti contestualizzati. Qui, al centro, ci sono i contesti, mentre gli oggetti sono strumenti per ricostruirli, capirli e immaginarli. Come affermava Marc Bloch, la storia sono gli uomini nel tempo. E al MEIS le cose sono presenti non per essere solo ammirate ma per essere messe in comunicazione con quell’invisibile rappresentato dalle persone che le hanno fatte, viste, vissute, nella fattispecie gli ebrei. Il pubblico ne incontrerà tanti, con nome e cognome, e con i frammenti di storia che ciascuno di loro ha lasciato attraverso epigrafi e oggetti di vita quotidiana”.

Arricchisce la mostra ferrarese l’installazione multimediale “Con gli occhi degli ebrei italiani”, curata da Giovanni Carrada, autore di “Superquark” e da Simonetta Della Seta, Direttore del MEIS. Ferrara è un luogo ideale per un museo degli ebrei, come ha ricordato il Ministro Franceschini, che è originario di Ferrara: “Questoa è città è profondamente legata alla propria comunità ebraica, vanta una tradizione di apertura verso gli ebrei ed è tuttora, nell’immaginario collettivo, il luogo del ‘Giardino dei Finzi-Contini’ e di Giorgio Bassani, che nel ghetto insegnava ai bambini espulsi dalle scuole con le leggi razziali e le cui spoglie sono ospitate in quel luogo magico e sospeso che è il cimitero ebraico. A Ferrara l’ebraismo si respira nelle strade, nelle pietre, nella cucina e ora al MEIS, con un racconto cronologico che accompagnerà l’intero progetto museale, integralmente finanziato dal MiBACT”.

La mostra è accompagnata dall’uscita di un catalogo-libro edito da Eleca di grande impatto anche culturale, a dimostrazione che perfino in Italia, se si vuole, si possono fare le cose per bene.

www.meisweb.it

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