Oprah Winfrey in mondo visione: è il momento di cambiare

E’ il momento di essere femministe. E’ questo il vero, grande, unico messaggio che viene dagli Stati Uniti. Il discorso, denso di significati, di Oprah Winfrey, Golden Globes 2018 alla carriera, è politico nel senso più alto del termine.

Il punto non è se Oprah si candiderà o meno alle elezioni di medio termine contro l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Chi ha letto questo nelle sue parole non ha capito niente. O è in malafede.

Ciò che significano le sue parole va perfino oltre l’orgoglio nero. Il vero, profondo, importante, fondamentale significato del suo discorso è un ruggito contro il potere sessista del maschile.

Quello di Oprah, donna molto nota negli Stati Uniti per i numerosi ruoli di forza, coraggio nel grande schermo, ma anche per gli anni di conduzione di una nota trasmissione televisiva, è un discorso coerente con la cultura americana del momento. Basta un viaggio a New York e fuori dalla Grande Mela per rendersi conto che c’è un movimento forte, trasversale, che unisce le donne di tutti i ceti e di ogni estrazione etnica. E’ il nuovo movimento femminista americano.

Se non si conosce questa realtà si fa fatica anche a capire perché proprio ora siano emersi gli scandali sessuali nel cinema americano e perché ai Golden Globes tutte le donne (donne importanti, amate in America e nel mondo) abbiamo deciso di vestire di nero. Tutte, nessuna esclusa.

Se non si considera questo come un momento epocale di rottura si fa fatica a capire le parole di Oprah: “Voglio che tutte le donne che ci stanno guardando ora sappiano che un nuovo giorno è all’orizzonte. E questo nuovo giorno è possibile perché ci sono un sacco di splendide donne, molte delle quali sono qui con me questa sera, e alcuni uomini fenomenali, che stanno lottando affinché venga il tempo nel quale nessuna di noi debba dire ancora ‘è successo anche a me’”.

Il discorso di Oprah va molto oltre la retorica e raccoglie il sentimento comune delle donne del cinema e dello spettacolo, ma non solo. E’ ora di dire basta. Perché la violenza di genere è molto più che un’etichetta, perché anche se nel quotidiano tutte noi possiamo lavorare, vivere, amare liberamente, resta nelle nostre società, incancrenito nel tempo e nello spazio, un morbo che è molto più potente di tutto. E’ la pregiudiziale sessuale del potere maschile su quello femminile.

In ogni società, da quella più evoluta a quella più arretrata, c’è una legge comune. Il maschile vince sul femminile. Per questo Oprah con grande intelligenza politica include fra chi lotta anche alcuni uomini fenomenali. Il problema non è da circoscrivere ad una lotta di genere. Il problema è ben più grande, ci dice. Pensiamo alla polemica, ridicola, volgare in una paese libero come la Francia, sul burkini. E’ il maschile, in ogni latitudine, a decidere sul corpo della donna. E’ contro questo, anche, che lotta il nuovo movimento femminista americano. In Europa non abbiamo ancora voluto vedere. Non abbiamo ancora avuto il coraggio di urlare, davvero, con forza, “metoo”. Lo facciamo singolarmente, vergognandocene.

Ma il ricatto sessuale fa il pari con il dogma del maschile e con la violenza di genere. Nell’ultima si vedono i lividi, nelle prime due per lo più no. E’ anche questa la rinnovata consapevolezza del femminile delle star di Hollywood di cui Oprah si fa interprete e portavoce più e meglio di chiunque altra. Che sia una donna nera a ricordare tutto questo ha un valore decisamente più grande, rivoluzionario, per tutte noi. Non a caso Oprah cita Rosa Parker nel suo intervento. E’ un momento cruciale, di snodo, di cambiamento, quindi storico. Lo sanno le sue colleghe, che nella sala, si emozionano con autentico trasporto. Lo sappiamo noi che ogni giorno lottiamo contro il pregiudizio e l’abitudine.

Perché a tutte noi è capitato uno sconosciuto per la strada che mostrasse il proprio organo sessuale nudo, come una scimmia. A tutte noi è capitato uno zio o un amico di famiglia che, giocando, è andato un po’ oltre, con le parole o con le mani. A tutte noi è capitato un superiore che abbia chiesto, più o meno esplicitamente, di essere disponibili e carine. Chi di noi nega questa evidenza dice il falso. E’ questo che Oprah Winfrey sottolinea con la voce rotta dal pianto in mondo visione.

Il futuro di tutti noi, uomini compresi, passa dall’accettazione del reale e dalla voglia di cambiare. Ci ricorda questo Oprah, con coraggio, perché venga il tempo nel quale nessuna di noi debba trovare a dire mai più: è capitato anche a me.

Per quanto riguarda le elezioni di medio termine americane segnatevi questo nome, Sheryl Kara Sandberg. Sarà lei, oggi direttore operativo di Facebook e braccio armato di Mark Zuckeberg, il vero competitor di Donald Trump fra un anno e mezzo. E’ una donna bianca, esperta di economia e femminista. Con questa notizia, ne sono certa, capirete meglio perfino le parole di Oprah, con buona pace di tutte le scempiaggini che ho letto nelle ultime ore su molti media italiani. E’ il nuovo femminismo americano, bellezza. E’ davvero un nuovo giorno.

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