Piano: da Atene speranza per l’Europa

Camminare e perdersi come Alice nel paese delle meraviglie, salire appena, fra il verde e scoprire il mare, una linea luccicante in fondo a tutto. Ora è possibile farlo grazie all’idea diventata parco urbano a due passi del centro di Atene.

L’idea, bellissima, si deve a Renzo Piano, architetto amato nel mondo, senatore a vita della Repubblica italiana, autore di edifici e spazi che sanno unire alla bellezza l’efficienza del vivere e dello stare in equilibrio all’interno della natura. Sono queste le idee che hanno ispirato l’architetto, teorico della necessità di trovare un punto di unione fra la periferie i cuori pulsanti delle metropoli moderne, nella realizzazione del nuovo centro culturale della fondazione Stavros Niarchos. Un centro che si trova a neanche mezz’ora di cammino dal Parlamento di Atene, a Kallithea, il quartiere dove in antichità sorgeva il vecchio porto della città.

Nei giorni più tristi e grigi per l’Europa, all’indomani del voto inglese sulla Brexit, la piccola Grecia risponde con l’inaugurazione di questo spazio che all’interno di un grande parco urbano, comprende la Biblioteca Nazionale Greca e l’Opera Nazionale Greca.

“Con questo progetto – mi ha spiega Renzo Piano, intervistato per Quotidiano Nazionale – viene riqualificato un enorme spazio semi abbandonato, ex sede dell’ippodromo, poi inclusa nell’area dei Giochi Olimpici del 2004, diventata infine un parcheggio, che ritrova così il suo naturale collegamento con il resto della città e con il mare”.

Storico porto ateniese sulla baia di Faliro, Kallithea ha sempre avuto un forte legame con l’acqua. Attualmente, nonostante l’immediata vicinanza, dal sito di progetto questo importante rapporto visivo e ambientale risultava precluso. Per recuperarlo, nella parte meridionale dell’area Piano ha pensato una vegetazione che sale leggermente, senza che chi vi è immerso quasi se ne accorga. Salendo in questo parco meraviglioso, che idealmente si collega al centro cittadino di Atene, con i suoi parchi immensi, come quello che si apre subito dietro la sede del Parlamento, si scoprono sia il mare che la città.

Ci sono le radici europee in questa periferia bella, che da spazio abbandonato oggi è diventato un Centro Culturale nel quale utile e bello si sposano. “E’ un luogo di speranza”, dice con tono pacato, ma fermo il senatore a vita. E’ così Piano, gli piace la cultura che si fa con la gente, convinto che con la bellezza si possano abbattere muri culturali (in Europa e oltre) ed erigere ponti. Su questo il suo affiatamento con Alexis Tsipras è totale.

Architetto Piano, il centro è un alito di speranza per Atene e per l’Europa?

“L’idea risale al 2006, 2007. Quando c’è stata la crisi però, invece di rallentare, la Fondazione Stavros Niarchos ha deciso di accelerare. E’ un edificio pubblico, è un grande parco, è un complesso musicale, c’è l’opera, con sale musicali, il balletto e poi c’è la biblioteca nazionale moderna, che lavora con la British e la New York Library”.

Londra torna continuamente fuori… Siamo tutti interconnessi, figli della stessa cultura, in fondo, no? Ma la Brexit fa paura da Atene, come da Berlino e da Roma.

“Questo è un progetto pubblico, uno di quelli che a me piace tanto fare. Sono luoghi di scambio, di convivenza, dove si sta assieme. Penso all’auditorium di Roma, certo che c’è la musica, ma ci sono tante altre cose. Gli edifici culturali, pubblici, danno l’anima alle città. Ho progettato anche a Londra. Vede… Atene, Roma, Londra, il mondo, siamo assieme. E’ questo a sconvolgere della Brexit”.

Il suo progetto ridà speranza ad Atene. Così si ridisegna la periferia.

“Sì, perché tiene assieme tre funzioni fondamentali, un parco grande, con la macchia mediterranea, una biblioteca collegata con Londra, New York, la cultura classica e quella in trasformazione. Il tutto è luogo, non edificio. C’è un’agorà. L’agorà è una invenzione greca: una piazza con il suo popolo. C’è questo captorio solare, una specie di tappeto volante che rende il complesso autosufficiente dal punto di vista dell’energia”.

Insomma, è una risposta anche alla crisi?

“Va al di là della crisi greca ed europea. E poi c’è un concetto che appartiene alla cultura greca antica. Non è solo una bellezza estetica dei contenuti, il kalos kagathos, la bellezza è anche contenuto. In questa logica è nata l’idea di mettere assieme tutte le funzioni della società, poi c’è la parte sociale, c’è l’agora, c’è il parco, c’è l’acqua. Questo luogo si chiama Kallithea, era l’antico porto di Atene. Che non era il Pireo. Significa bella vista, ma la vista non c’è più, hanno costruito un sacco di cose. Abbiamo fatto il parco che sale, fino a 30 metri, con una pendenza leggera, impercettibile, poi quando si va in alto si scoprono il mare e la città”.

Una metafora anche per l’Europa? Da anni parla della necessità di riportare la bellezza nelle periferie, di “rammendarle”, in modo che venga ricucita la società.

“Sì, è una concetto che si può estendere a tutta l’Europa e che riporterebbe speranza. E’ questo di cui hanno bisogno le città”.

 

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