Pizza: patrimonio Unesco

C’è chi la ama grossa, col bordo in grado di racchiudere tutto il sapore della mozzarella e del pomodoro e chi invece la preferisce sottile, al forno a legna e con le bolle. In ogni caso la pizza è l’alimento più amato al mondo. E ora ad incoronare il cibo che piace a tutti, ad ogni latitudine e ad ogni età, arriva il verdetto dell’Unesco: la pizza è patrimonio dell’umanità.

Un patrimonio immateriale, per via dei gesti e riti, dei miti, verrebbe da scrivere, dei pizzaioli e della comunità napoletana, che attorno alla pizza ha creato cultura (e business).

La pizza napoletana insomma è un bene di tutti e lo sono ancora di più le braccia dei pizzaioli. L’annuncio è arrivato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, con un tweet: “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”.

Dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, il Comitato di governo dell’Unesco non ha avuto dubbi e ha incoronato la pizza patrimonio dell’Umanità. L’arte e la creatività dei pizzaioli e in particolare della comunità napoletana è unica al mondo.

Per l’Unesco infatti “Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaioli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da palcoscenico durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare pizzaiolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha premiato insomma non solo l’alimento più amato al mondo da grandi e piccini, assieme al cioccolato, ma la cultura che essa rappresenta. Una cultura popolare, che ha radici antiche e che oggi rappresenta un volano per l’industria alimentare e turistica di Napoli, della Campania e dell’Italia.

In questa arte, che vale più o meno un miliardo di euro l’anno, non c’è solo un fenomeno commerciale (e se anche così fosse, non ci sarebbe davvero niente di male!), ma l’espressione più alta della cultura partenopea.

Napoli e la Campania, l’Italia tutta per una volta hanno fatto quadrato attorno al proprio patrimonio più grande, il buon cibo, che significa anche buon vivere e buon fare. In questo riconoscimento da parte dell’Unesco infatti c’è quanto di migliore può rappresentare l’Italia nel mondo, sapori antichi che sanno reinventarsi ogni giorno, artigianato di qualità, cultura popolare, capacità narrativa e visione del futuro.

L’ambasciatrice italiana all’Unesco, Vincenza Lomonaco, ha ringraziato tutti gli Stati che hanno votato a favore dell’Italia, sottolineando la centralità del Bel Paese nel promuovere le tradizioni agroalimentare nel contesto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

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