Si ride allo #StaiSerenoQuiz

Un risata vi seppellirà. Proprio così, per questo il momento più ironico della Summer School “Scuola di Politiche”, ideata da Enrico Letta e giunta quest’anno alla terza edizione, è stato quello condotto da Enrico Bertolino e da Luca Bottura. Con loro sul palco del teatro comunale di Cesenatico anche Romano Prodi, Enrico Letta e Marco Damilano, giocosamente, nei panni del “notaio”, con un esplicito riferimento alla tv più intelligente di sempre.

Fra una battuta (una gag) e l’altra è andato in scena il meglio della politica italiana, quella che ragiona, pensa, si confronta, dialoga.

E’ anche questo #summerSdP, diretta da Marco Meloni, che per l’edizione 2017 ha scelto come titolo “Chiavi di rottura” #ChiaviDiRottura.

Molti e importanti i momenti di incontro per i 300 studenti (100 iscritti a questa edizione, 200 quelli delle due edizioni precedenti) che vi hanno preso parte, fra i quali va segnalata la testimonianza di Pietro Grasso in apertura della scuola. Il Presidente del Senato, forse per la platea, si è lasciato andare a ricordi intimi sull’uccisione di Falcone e Borsellino.

Nei tre giorni di incontri si sono avvicendati giornalisti, politici, studiosi, da Maurizio Viroli a Gianfranco Pasquino, passando per Angelo Panebarco. Enrico Letta è stato intervistato da Massimo Giannini. Romano Prodi da Monica Maggioni.

Ma il momento più forte, reale, unico è indubbiamente stato lo #staiserenoquiz condotto da Enrico Bertolino e Luca Bottura. Mai Letta e Prodi si erano lasciati così andare in intervista, come in questo gioco di parole e risate. Come a dire che la comicità e il riso possono molto più della grisaglia seriosa di certi mezzibusti televisivi.

E forse proprio perché si trattava solo di un gioco, è andato in scena il meglio della politica.

Si gioca al “RischiaLetta” e alla domanda “Cosa pensava Enrico Letta mentre passava il testimone del governo a Renzi?” Prodi ha risposto in un sorriso “So io dove gli metterei il batacchio della campanella”. Lo abbiamo pensato tutti, allora come ora. Certo a Letta forse non è ancora passata del tutto la rabbia, la delusione di quell’episodio, uno dei più tristi della politica italiana. E il fantasma di Renzi si evoca con la consapevolezza che i giochi sul tavolo romano passano ancora una volta da Arcore. Berlusconi in contemporanea è all’Aquila a lanciare il suo programma elettorale e il suo candidato, Antonio Tajani. Per Prodi e Letta il futuro governo sarà guidato da un Gentiloni bis con l’appoggio di Berlusconi-Tajani, con tanti saluti per Renzi e il Pd, che per Prodi è prossimo alla fine.

“Non contavo niente anche quando ero premier” ha detto in un sorriso amaro Letta. Prodi, al contrario ha affermato: “A me piaceva stare a Palazzo Chigi e piaceva anche a te stare nella stanza vicino”, riferendosi al fatto che Letta jr era stato suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

E se non è ancora arrivato il tempo per Letta di tornare da Parigi a Roma (questo quanto continua ad affermare) per Prodi non ci sono dubbi, Gentiloni “non scrive Matteostaisereno, non ne ha il carattere, però lo pensa”. Da queste parti lo pensano in molti. D’altra parte dalla Scuola di Politiche di Letta esce una nuova classe dirigente, che sarà pronta a dare il proprio contributo alla cosa pubblica, in Italia e in Europa.

www.scuoladipolitiche.eu

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